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CNV

La Comunicazione Nonviolenta


La comunicazione nonviolenta (Nonviolent Communication o  NVC) è una pratica ed un processo di comunicazione ideata e messa a punto durante 40 anni di ricerca appassionata ed infaticabile da Marshall Rosenberg,psicologo statunitense  allievo e poi collega di Carl Rogers.
La NVC è un semplice e straordinario linguaggio che migliora la comunicazione con se stessi e con gli altri, e può cambiare la vita delle persone in famiglia, nella scuola, nel lavoro tra persone appartenenti a culture, religioni e politiche differenti

M. Rosenberg è cresciuto a Detroit, in tempi di conflitti razziali, e si è confrontato quasi ogni giorno con episodi di violenza.
Studiando poi psicologia clinica, si è anche interessato a religioni comparate, alle vite dei “portatori di pace” e a tutte quelle discipline che lo aiutassero a comprendere cosa favorisce la violenza e cosa aiuta a ridurla.
Formatosi nell’ambiente della psicologia umanistica: (A. Maslow, C. Rogers, E. Gendlin etc.) ha integrato quindi le sue competenze nel processo che ha chiamato “comunicazione non violenta”.

M.  Rosenberg nel 1984 ha fondato il “Center for Nonviolent communication”, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro con più di 100 formatori che diffondono la NVC in 30 paesi: in America settentrionale e meridionale, in Europa, in Asia, nel Medio Oriente e in Africa e tengono seminari per insegnanti, psicologi, genitori, mediatori, manager, detenuti e guardie carcerarie, polizia, personale militare, clero e personale della pubblica amministrazione.

Il centro si propone di diffondere l’uso della NVC non solo ai singoli ma di favorire la nascita di organizzazioni e sistemi educativi che si pongano come obiettivi:
- rendere la vita più bella
- permettere di soddisfare i bisogni di tutti
- facilitare la comunicazione empatica tra le persone
- motivare atteggiamenti costruttivi, attraverso la gioia che si prova nel contribuire al benessere comune
- imparare a “ricevere” liberamente dagli altri.

Tutto questo in contrasto con una tradizionale innaturale cultura del dominio che si basa su:
- decidere chi ha ragione, chi ha torto,
- insegnare a obbedire all’autorità
- classificare, valutare, diagnosticare e fornire giudizi moralistici
- motivare comportamenti “funzionali” attraverso premi, punizioni, vergogna, colpa, doveri e obblighi.

 


La NVC suggerisce un metodo facile da comprendere ed efficace per andare alla radice della violenza, del dolore e dei conflitti.
Si fonda in sostanza nel portare alla luce i bisogni che  stanno alla base di ciò che facciamo o diciamo e ci sostiene nel ridurre l’ostilità,  nell’alleviare il dolore e nel costruire relazioni più soddisfacenti sia sul piano personale, che su quello affettivo o professionale.

Il metodo si basa su capacità di consapevolezza, empatia e pratiche comunicative che in sé non contengono nulla di nuovo e che sono conosciute da secoli.
La novità sta nell’integrazione e nella chiarezza e semplicità del modello che ci invita a spostare l’attenzione  dai pensieri (giusto/sbagliato, devi/non puoi, merito/colpa)  e a dirigere  la nostra consapevolezza su quattro punti o informazioni fondamentali che facilitano l'espressione:
i fatti
i sentimenti
i bisogni
i possibili modi per soddisfare i bisogni (le strategie).

Il metodo ci sostiene e ci fornisce  un percorso sicuro per le due componenti della comunicazione: come ci esprimiamo e come riceviamo i messaggi degli altri.

Riguardo il nostro parlare, la NVC ci invita a differenziare le osservazioni dalle valutazioni,  suggerisce di osservare accuratamente cosa sta accadendo , di separarlo dalle interpretazioni e  diportare l’attenzione a quelli che sono i nostri giudizi moralistici. Ci invita poi ad esprimere semplicemente ed onestamente i nostri bisogni senza criticare o esprimere giudizi sugli altri, per poi concludere con la richiesta chiara di ciò che vorremmo.
La pratica ci permette quindi  di avere una grande chiarezza su ciò che sentiamo e sull'origine del nostro sentire, ci aiuta a riconoscere e ad  esprimere i nostri bisogni e valori e a coltivare il coraggio necessario per poter fare nel presente richieste precise e concrete.
Con il termine bisogni la NVC intende  una grande varietà di esigenze che sono condivise da tutti gli esseri umani: dai bisogni di sopravvivenza come cibo, aria,riposo, a quelli più astratti come per esempio rispetto, autonomia, stima ecc.

Riguardo l’ascolto la NVC  ci permette di intendere i bisogni degli altri al di là della critica, giudizio o attacco nei nostri confronti .
Qualunque sia il modo con il quale le persone si rivolgono a noi, la NVC ci permette di essere consapevoli che abbiamo il potere di scegliere di entrare nel conflitto oppure  di decifrare con empatia  negli altri le quattro informazioni (fatti,sentimenti,bisogni, strategie) anche quando sono nascoste sotto una coltre di pensieri alienati e sono espresse in un modo tragico, fatto di giudizi moralistici, pretese o minacce.

Questo linguaggio è semplice e nello stesso tempo richiede esercizio poiché probabilmente la cultura dominante ci ha insegnato a comunicare in un modo alienato, scollegato da ciò che è naturalmente vivo in noi è negli altri.

 


La comunicazione nonviolenta permette di ritrovare e rendere abituale nella vita di tutti i giorni il nostro linguaggio naturale di esseri umani.

Applicata  alla mediazione, la NVC prende la mosse  dall’assunto  che il conflitto si basa sulla diversità delle strategie proposte, e che per soddisfare i bisogni possono essere proposte tantissime diverse strategie.
I bisogni sono condivisi da tutti mentre i modi per soddisfarli possono essere molto diversi tra una persona ed un'altra.
In altre parole: i bisogni sono universali, e quindi condivisibili e comprensibili da tutti e ,a partire da questi, tutti possiamo comprenderci, mentre le strategie sono molteplici ed estremamente soggettive, e mantenendo il focus solo  su queste è facile si manifesti e si sostenga il conflitto e la violenza.

In presenza di due punti di vista in conflitto, l'emergere dei bisogni di entrambi permette una connessione tra le parti e così può essere trovata una strategia che possa essere soddisfacente per i bisogni di tutti.

L’azione del facilitatore nella mediazione è quindi volta a:
Sostenere l’individuazione dei bisogni di ciascuna parte (indipendentemente da come questi vengono espressi).
Verificare se sono stati ricevuti accuratamente dall’altra parte,
Fornire l’empatia di cui ciascuno ha bisogno per sé perché possa accogliere e comprendere i bisogni dell’altro.
Assicurarsi che ognuno abbia compreso quali sono  i bisogni propri e quelli dell’altro.
Sostenere le parti nel creare soluzioni possibili e nel tradurle in azioni specifiche.
Questo approccio alla mediazione si è dimostrato efficace  nella soluzione di conflitti tra due persone, tra gruppi, all’interno di gruppi  e anche di conflitti interiori.

Nel proporre l’uso della NVC, M. Rosenberg ha dato vita a programmi di pace in paesi lacerati da conflitti in tutti i continenti.
Sono attive in molti paesi europei scuole nelle quali l’attività è basata sull’applicazione della “visione” della NVC.
A partire da questa visione sono stati anche sviluppati ed applicati sistemi di giustizia riparativa attivi in diverse comunità.

Calendario

Sabato 12 e Domenica 13 Novembre  dalle 9,30  alle 17,30

 

 

per info e pren. 339 2287488